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![]() I "maschér" rappresentano la parte più antica del carnevale, il loro costume è quello tradizionale del paese. Il costume maschile
“ceviòl”,
generalmente nero, è composto da pantaloni al ginocchio con patta
quadrata, giacca, gilè e camicia bianca. Il polpaccio è coperto da
ghette chiuse con lunghe file di bottoni. Caratteristici
sono gli zoccoli
“sgalbèr”
di legno chiusi con suola in I “maschèr” quando si aggirano per le strade, portano varie cose che venivano usate dagli antichi nella vita quotidiana: arcolai, forche, “èrchècc” (trappole per uccelli), rastrelli, bastoni, “chèègnòi” (cestelli per vimini), campanacci “ciochè dèlè ache”; alcune maschere appoggiano sulla testa una specie di sacco chiamato “bèstèrèl” ed una cesta dove “dorme” un bambolotto. In genere le maschere passeggiano suddivise in gruppi facendo, talvolta, rivolti agli spettatori, gesti allusivi a carattere sessuale o, munite di “bocài” esasperano per burla gli atti corporali. Una vecchia usanza vuole che quando si vedono i “maschèr”, si debba gridargli “cuè-cuè”, parole che tacerebbero i “maschèr” come ubriaconi. Le maschere battendo gli “sgalbèr” sulla strada, rincorrono i passanti per dar vita agli scherzi di ogni genere con cui avvicinano il passante. |
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